Impianti dentali

Problemi con un impianto dentale: gli 8 più comuni, la peri-implantite e cosa fare

Autore & revisione medica
Dott. Nicolò Galeazzi — il dentista delle gengive · parodontologo, esperto in parodontologia e implantologia · Osimo (Ancona) · Master II Liv. in Parodontologia, Policlinico Gemelli, Roma · Socio Ordinario SIdP · profilo completo
Pubblicato: · Ultima revisione clinica:
Fonti: linee guida EFP, SIdP, letteratura peer-reviewed indicata nel testo.
📅 ✍ Dott. Nicolò Galeazzi ⏱ 14 minuti di lettura 📍 Bios Center, Osimo (AN)
Dott. Nicolò Galeazzi
Dott. Nicolò Galeazzi
Il dentista delle gengive · parodontologo, esperto in parodontologia e implantologia · Master II Livello in Parodontologia, Gemelli Roma · SIdP
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Gli impianti dentali hanno un tasso di successo superiore al 95% a 10 anni. Ma come ogni procedura chirurgica, non sono esenti da possibili complicanze. Conoscere i problemi che possono verificarsi — e soprattutto come prevenirli — è il primo passo per proteggere il tuo investimento nella salute orale. Risponde il Dott. Nicolò Galeazzi, dentista parodontologo, esperto in parodontologia e implantologia, a Osimo (Ancona).

▶ Guarda invece di leggere Il corpo può davvero «rifiutare» un impianto? Cosa succede quando un impianto non tiene, spiegato semplice.

Quando un paziente mi chiede “Dottore, cosa può andare storto con un impianto?”, apprezzo sempre la domanda.

Non perché i problemi siano frequenti — non lo sono — ma perché un paziente informato è un paziente che collabora meglio, che segue le indicazioni, che si presenta ai controlli. E questo fa tutta la differenza nel risultato a lungo termine.

In questo articolo analizzo gli 8 problemi più comuni che possono verificarsi con gli impianti dentali, spiego perché accadono e — cosa più importante — come si possono prevenire. Il mio obiettivo non è spaventarti, ma darti gli strumenti per fare scelte consapevoli.

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Tasso di successo degli impianti dentali
95,2%
a 10 anni — Pjetursson et al., 2012
95,2%
Oltre 95 impianti su 100 funzionano dopo un decennio

Gli impianti dentali sono sicuri? I numeri reali

Prima di parlare dei problemi, è giusto inquadrare i numeri. Perché i titoli allarmistici che si trovano online non riflettono la realtà clinica.

Dato clinico — Pjetursson et al., Clinical Oral Implants Research 2012

Il tasso di sopravvivenza degli impianti dentali è del 97,2% a 5 anni e del 95,2% a 10 anni. Questo significa che oltre 95 impianti su 100 sono ancora in funzione dopo un decennio.

Questi numeri collocano l’impianto dentale tra le procedure con il più alto tasso di successo in tutta la medicina. Per fare un confronto: una protesi d’anca ha un tasso di sopravvivenza del 95% a 10 anni, un bypass coronarico circa il 90%. L’impianto dentale è in linea — o superiore — a interventi che consideriamo routine.

Detto questo, quel 3-5% di insuccessi esiste. E nella mia pratica clinica vedo anche pazienti che arrivano con impianti inseriti altrove è che presentano complicanze. Sapere cosa può andare storto è fondamentale per due ragioni: prevenire prima dell’intervento e intervenire precocemente se qualcosa non va.

La maggior parte dei problemi con gli impianti non è casuale. Ha cause precise e, in molti casi, prevedibili. Vediamole una per una.

Gli 8 problemi più comuni con gli impianti dentali

1. Peri-implantite — il problema più frequente

Cos’è: la peri-implantite è un’infiammazione batterica dei tessuti intorno all’impianto — che troverai scritta anche perimplantite, senza trattino: è la stessa cosa — che provoca perdita progressiva dell’osso di supporto. È l’equivalente della parodontite per gli impianti — ma con una differenza critica: è più difficile da trattare.

Perché succede: i batteri che causano la peri-implantite sono gli stessi della parodontite. Se un paziente ha una storia di malattia parodontale non trattata, il rischio è enormemente più alto. Anche un’igiene orale insufficiente, il fumo e l’assenza di controlli regolari contribuiscono in modo determinante.

La peri-implantite colpisce circa il 22% degli impianti e il 43% dei pazienti portatori di impianti. È la prima causa di perdita implantare a lungo termine.

Come si previene: il protocollo è chiaro e non negoziabile: prima le gengive sane, poi l’impianto. Nel nostro studio a Osimo, ogni paziente che chiede un impianto viene prima sottoposto a una valutazione parodontale completa. Se c’è parodontite attiva, si tratta prima.

Nessuna eccezione. Dopo l’inserimento, il mantenimento periodico (ogni 3-6 mesi) è essenziale. Come spiego nell’articolo su parodontite e impianti, saltare questo passaggio moltiplica il rischio.

Come si risolve: se diagnosticata precocemente (mucosite periimplantare, senza perdita ossea), il debridement professionale e il miglioramento dell’igiene domiciliare possono risolvere il problema.

Se c’è già perdita ossea, può essere necessario un intervento chirurgico di decontaminazione con eventuale rigenerazione ossea. Nei casi più avanzati, la rimozione dell’impianto può essere inevitabile.

2. Mancata osteointegrazione (il cosiddetto “rigetto”)

Cos’è: l’osteointegrazione è il processo attraverso il quale l’osso si lega stabilmente alla superficie dell’impianto in titanio. Quando questo non avviene, l’impianto rimane mobile e deve essere rimosso. Il termine “rigetto” è improprio: il titanio è biocompatibile e non provoca reazioni immunitarie come un organo trapiantato.

Perché succede: le cause più frequenti sono:

Come si previene: pianificazione accurata con TAC Cone Beam 3D per valutare volume e qualità dell’osso. Uso di protocolli chirurgici controllati. Periodo di guarigione adeguato (in genere 3-6 mesi) prima del carico protesico. Sospensione del fumo almeno 2 settimane prima e 8 settimane dopo l’intervento.

Come si risolve: nella maggior parte dei casi si rimuove l’impianto, si lascia guarire il sito osseo per 2-3 mesi e si reinserisce un nuovo impianto. Il tasso di successo del secondo tentativo è elevato se si identificano e correggono le cause del primo fallimento.

3. Infezione post-operatoria

Cos’è: un’infezione batterica che si sviluppa nel sito chirurgico nelle prime settimane dopo l’intervento. Si manifesta con gonfiore, dolore intenso, arrossamento marcato e talvolta secrezione purulenta.

Perché succede: contaminazione batterica durante o dopo l’intervento, scarsa igiene nella fase post-operatoria, sistema immunitario compromesso (diabete non controllato, terapie immunosoppressive), o presenza di infezione preesistente nel sito.

Come si previene: profilassi antibiotica quando indicata, ambiente chirurgico sterile, istruzioni post-operatorie chiare e seguite dal paziente. Nel nostro studio forniamo un protocollo scritto con tutte le indicazioni: cosa mangiare, come lavare, quando prendere i farmaci, cosa evitare.

Come si risolve: se individuata precocemente, la terapia antibiotica mirata è il drenaggio locale sono spesso sufficienti. Nei casi più severi può essere necessario riaprire il sito chirurgico per decontaminare. Se l’infezione compromette l’osteointegrazione, l’impianto potrebbe dover essere rimosso.

4. Dolore persistente dopo l’impianto

Cos’è: un certo grado di fastidio nei primi 3-5 giorni dopo l’intervento è assolutamente normale. Quello che non è normale è un dolore che persiste oltre le 2 settimane, che peggiora nel tempo, o che compare improvvisamente dopo un periodo di benessere.

Perché succede: le cause possono essere diverse:

Come si previene: la chiave è la pianificazione. La TAC 3D permette di visualizzare con precisione millimetrica la posizione dei nervi, dei denti adiacenti e delle strutture anatomiche da rispettare. La chirurgia guidata con mascherine riduce ulteriormente il margine di errore.

Come si risolve: dipende dalla causa. Se il dolore è legato a infezione, si tratta l’infezione. Se a compressione nervosa, può essere necessario riposizionare o rimuovere l’impianto. Il dolore neuropatico può richiedere trattamento farmacologico mirato. In ogni caso, un dolore persistente dopo un impianto va sempre indagato — non ignorato.

Semaforo della gravità: i problemi implantari
🟢
RISOLVIBILE
Mucosite periimplantare, dolore post-operatorio, svitamento corona
🟠
DA MONITORARE
Recessione gengivale, frattura ceramica, infezione post-operatoria
🔴
URGENTE
Peri-implantite avanzata, mancata osteointegrazione, danno nervoso

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Il Dott. Galeazzi esegue controlli implantari con sondaggio periimplantare e radiografia mirata. Studio Bios Center, Osimo (AN).

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5. Danno al nervo alveolare inferiore

Cos’è: il nervo alveolare inferiore decorre all’interno della mandibola, protetto dal canale mandibolare. Se un impianto viene posizionato troppo in profondità o troppo vicino al canale, può comprimere o lesionare il nervo, causando intorpidimento, formicolio o perdita di sensibilità nel labbro inferiore, nel mento o nella gengiva.

Perché succede: quasi sempre per una pianificazione insufficiente. Senza una TAC 3D, la distanza tra la cresta ossea è il nervo può essere solo stimata, con un margine di errore inaccettabile. Anche un impianto di lunghezza eccessiva per il sito può invadere il canale nervoso.

Come si previene: la TAC Cone Beam è obbligatoria per ogni impianto nella regione mandibolare posteriore. Deve essere garantito un margine di sicurezza di almeno 2 mm tra l’apice dell’impianto è il tetto del canale mandibolare. La chirurgia guidata con mascherine stereolitografiche riduce ulteriormente il rischio.

Come si risolve: se l’intorpidimento compare subito dopo l’intervento, è fondamentale agire rapidamente.

In molti casi la compressione è legata all’edema chirurgico e si risolve spontaneamente in settimane. Se il nervo è effettivamente compresso dall’impianto, la rimozione o il riposizionamento precoce (entro le prime 36 ore) offre le migliori probabilità di recupero completo.

6. Frattura dell’impianto

Cos’è: la rottura fisica della vite in titanio. È un evento raro (meno dell’1% dei casi) ma possibile, soprattutto con impianti sottili sottoposti a forze eccessive.

Perché succede:

Come si previene: diagnosi e gestione del bruxismo prima dell’impianto (bite notturno), scelta del diametro implantare adeguato al sito è al carico previsto, utilizzo di sistemi implantari con documentazione clinica solida e tracciabilità.

Come si risolve: l’impianto fratturato deve essere rimosso — non può essere riparato. A volte la rimozione è complessa perché il frammento apicale resta osteointegrato. Dopo la guarigione del sito (2-4 mesi) si può procedere con un nuovo impianto di diametro maggiore.

7. Recessione gengivale intorno all’impianto

Cos’è: la gengiva intorno all’impianto si ritira progressivamente, esponendo il colletto metallico o la connessione tra impianto e corona. Oltre al problema estetico (particolarmente evidente nei settori anteriori), la recessione può creare nicchie dove si accumula placca, favorendo la peri-implantite.

Perché succede:

Come si previene: valutazione del biotipo gengivale prima dell’impianto. Nei pazienti con gengiva sottile nel settore estetico, può essere indicato un innesto di tessuto connettivo contestuale o preventivo.

Posizionamento 3D corretto dell’impianto con pianificazione digitale. Istruzioni di igiene domiciliare personalizzate — incluso l’uso dello spazzolino elettrico rotante-oscillante, che consiglio a tutti i miei pazienti: pulisce in modo più efficace e con meno rischio di traumatizzare la gengiva rispetto allo spazzolamento manuale.

Come si risolve: nei casi lievi, può essere sufficiente monitorare e migliorare l’igiene. Nei casi esteticamente rilevanti, un intervento di chirurgia mucogengivale (innesto gengivale) può ripristinare il contorno dei tessuti molli.

8. Fallimento della corona protesica

Cos’è: il problema non è l’impianto (la vite), ma la parte visibile sopra la gengiva: la corona. I problemi protesici includono: frattura della ceramica (chipping), svitamento della vite di connessione, frattura del moncone, o un profilo estetico insoddisfacente.

Perché succede:

Come si previene: analisi occlusale accurata prima della protesizzazione. Uso di materiali certificati (zirconia monolitica o metallo-ceramica di alta qualità). Bite notturno per i pazienti bruxisti. Controlli protesici periodici per verificare la stabilità della vite.

Come si risolve: la buona notizia è che nella maggior parte dei casi il problema protesico non compromette l’impianto sottostante. Una corona fratturata può essere sostituita. Una vite svitata può essere riavvitata e riserrata con il torque corretto. L’impianto, se ben integrato, resta al suo posto.

Il tuo impianto ti preoccupa adesso? Parti da qui

Fin qui abbiamo visto i problemi possibili in generale. Ma se stai leggendo questa pagina, probabilmente non ti interessa la statistica: ti interessa capire cosa sta succedendo a te. Qui sotto trovi le quattro situazioni che mi vengono portate più spesso, con la risposta che darei di persona.

Sento che l’impianto si muove

Un impianto che si muove non è mai normale. Un dente naturale ha un legamento intorno alla radice che gli concede un micromovimento. L’impianto no: è attaccato direttamente all’osso. Se si muove, qualcosa ha ceduto.

Prima cosa da distinguere: si muove la corona o si muove l’impianto?

Dall’esterno le due cose si assomigliano, e a occhio non si distinguono: servono una misurazione e una radiografia mirata. Nel frattempo, la cosa peggiore che puoi fare è continuare a masticarci sopra sperando che passi.

La vite di guarigione si è svitata o è caduta

Succede, ed è molto meno grave di come sembra.

La vite di guarigione è un tappino che si avvita sopra l’impianto durante i mesi di attesa: serve a dare la forma alla gengiva mentre l’osso si salda. Non è l’impianto, e non è il dente definitivo. Sentirai nominare a volte anche la vite tappo: è un tappino più basso, usato quando l’impianto resta coperto dalla gengiva per tutta la guarigione, mentre la vite di guarigione sporge e modella il bordo gengivale.

Se si svita o cade non è un’emergenza, ma non va nemmeno rimandata: senza il tappino la gengiva tende a richiudersi sopra, e riaprirla dopo significa un passaggio in più. Chiama lo studio e fattela riavvitare.

E soprattutto: non è un rigetto. È la confusione più frequente che sento. Se hai sentito qualcosa muoversi, quasi sempre è la vite — non l’impianto, che sta sotto e non si è accorto di niente. Come si distinguono? Come sempre: si guarda.

La gengiva intorno all’impianto sanguina o è gonfia

Il sanguinamento è il primo segnale, e arriva molto prima del dolore. È la caratteristica più insidiosa degli impianti: non fanno male finché il danno non è già grande. Aspettare il dolore significa arrivare tardi.

Dietro un sanguinamento ci possono essere due condizioni diverse, e la differenza cambia tutto:

A occhio nudo si assomigliano. La differenza si vede con il sondaggio intorno all’impianto e con una radiografia — gli stessi strumenti con cui si misura la parodontite sui denti naturali. È il motivo per cui questo problema finisce sul tavolo di un parodontologo.

Un impianto con la peri-implantite si può recuperare?

Dipende da quanto osso è rimasto, e non lo si sa prima di averlo misurato. Esiste un protocollo per la peri-implantite, e in una parte dei casi permette di fermare la perdita di osso e mantenere l’impianto in funzione. In altri casi l’impianto non è recuperabile, e dirtelo subito ti fa risparmiare tempo e denaro.

Quello che posso prometterti: che valuto se il tuo impianto è recuperabile, e che te lo dico chiaramente, con la radiografia davanti.

Quello che nessuno può prometterti è di salvarlo. Se qualcuno te lo garantisce prima di aver guardato una radiografia, non sta facendo una diagnosi.

Vale una cosa sola, ed è sempre la stessa: prima si guarda, meglio va. La mucosite si tratta bene. La peri-implantite avanzata molto meno.

Ho fatto l’impianto in un altro studio: mi puoi seguire lo stesso?

Sì. Buona parte dei pazienti che seguo per problemi implantari ha gli impianti posizionati altrove, e questo non cambia nulla nel percorso.

E non sono qui per dirti che chi te l’ha messo ha sbagliato. Un impianto può ammalarsi anche quando è stato posizionato bene: la peri-implantite è una malattia dei tessuti, e i tessuti sono i tuoi. Quello che serve adesso è che qualcuno li guardi con gli strumenti giusti.

Se vieni per questo, porta con te le radiografie che hai, anche vecchie: confrontare due immagini a distanza di tempo dice molto più di una sola.

Un impianto che si muove o una gengiva che sanguina non aspettano

Il Dott. Galeazzi valuta anche impianti posizionati in altri studi: sondaggio intorno all’impianto, radiografia mirata e una risposta chiara sulla recuperabilità. Si parte dalla Visita delle Gengive, 50 €. Studio Bios Center, Via Ticino 20, Osimo (AN). Per prenotare: WhatsApp 392 592 8061 o telefono 353 472 2085.

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Il fattore più importante: la prevenzione

Se c’è un messaggio che voglio arrivi chiaro, è questo: la stragrande maggioranza dei problemi con gli impianti si può prevenire. Non con la fortuna, ma con un protocollo rigoroso.

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Ecco cosa facciamo nel nostro studio prima di ogni impianto:

1. Diagnosi parodontale completa
Ogni paziente che chiede un impianto viene prima sottoposto a un sondaggio parodontale di tutte le tasche. Se c’è parodontite attiva, si tratta prima con debridement (rimozione professionale del biofilm batterico con approccio mini-invasivo) e si rivaluta dopo 10 settimane. L’impianto si inserisce solo quando le gengive sono stabili.

2. TAC Cone Beam 3D
La panoramica non basta. La TAC 3D ci permette di misurare con precisione millimetrica il volume osseo disponibile, la distanza dal nervo, la posizione dei seni mascellari è la qualità dell’osso. Senza questi dati, l’impianto diventa un’approssimazione.

🩺 Nota clinica

La causa più frequente di fallimento implantare che osservo nella pratica quotidiana è la peri-implantite, quasi sempre legata a una parodontite non trattata prima dell'inserimento dell'impianto.

Per questo ogni paziente viene prima sottoposto a sondaggio parodontale completo: se c'è infiammazione attiva, si tratta la parodontite e si rivaluta dopo 10 settimane. È un passaggio che allunga i tempi, ma protegge l'investimento a lungo termine.

3. Chirurgia guidata
Quando indicato, utilizziamo mascherine chirurgiche realizzate sulla base della pianificazione 3D. Questo significa che la posizione, l’angolazione è la profondità dell’impianto sono predeterminate — riducendo il rischio di errore è di complicanze.

4.

Protocollo di mantenimento post-implantare
Dopo la protesizzazione, il paziente entra in un programma di controlli periodici (ogni 3-4 mesi nel primo anno, poi ogni 6 mesi), in linea con le raccomandazioni della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP). A casa, consiglio a tutti i miei pazienti l’uso dello spazzolino elettrico rotante-oscillante: è scientificamente dimostrato che rimuove più placca rispetto allo spazzolamento manuale, ed è particolarmente efficace intorno agli impianti dove l’igiene può essere più complessa.

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Perimplantite: i sintomi iniziali e i segnali d’allarme

I sintomi iniziali della perimplantite sono tre, e nessuno dei tre è il dolore: la gengiva intorno all’impianto sanguina quando lavi i denti o passi lo scovolino, appare gonfia o più rossa del solito, e a volte compare un cattivo sapore che torna dopo poche ore.

Il dolore, quando arriva, arriva dopo — e a quel punto l’osso è già stato intaccato.

È la cosa che rende questa malattia insidiosa. Un dente naturale malato fa male e ti manda dal dentista. Un impianto no: non ha un nervo che protesta. Per questo il sanguinamento non va aspettato, va guardato.

La maggior parte degli impianti guarisce senza problemi. Ma ci sono situazioni in cui è fondamentale contattare rapidamente il proprio odontoiatra. Ecco i segnali che non vanno mai ignorati:

Segnali d’allarme — contatta il tuo odontoiatra

Se noti uno qualsiasi di questi segnali, non aspettare il prossimo controllo programmato. Una diagnosi precoce cambia radicalmente la prognosi.

  1. Dolore che aumenta dopo il 5° giorno — Il fastidio post-operatorio dovrebbe migliorare progressivamente. Se peggiora, può indicare infezione o un problema con l’impianto.
  2. Sanguinamento ricorrente intorno all’impianto — Dopo le prime 48 ore, il sanguinamento dovrebbe cessare. Se la gengiva intorno all’impianto sanguina al tocco o spontaneamente anche mesi dopo, è un segnale di infiammazione periimplantare.
  3. Sensazione di mobilità — L’impianto osteointegrato è rigido come una roccia. Se percepisci un qualsiasi movimento, anche minimo, contatta lo studio immediatamente.
  4. Gonfiore o rossore persistente — Nei primi 3-4 giorni è normale. Oltre questo periodo, il gonfiore che non si risolve (o che ricompare dopo settimane) è un campanello d’allarme.
  5. Intorpidimento del labbro o del mento che non si risolve — Un’alterazione della sensibilità che persiste oltre 6-8 ore dopo l’intervento (quando l’anestesia è svanita) può indicare compressione del nervo alveolare. Richiede valutazione urgente.
⚠️
Non aspettare: agisci subito

Ogni giorno di ritardo nella diagnosi di una complicanza implantare riduce le possibilità di salvataggio dell’impianto. Se noti anche uno solo dei 5 segnali sopra elencati, contatta immediatamente il tuo odontoiatra o scrivici su WhatsApp.

Se riconosci uno di questi segnali, non cercare la risposta su Google — chiama il tuo odontoiatra. Una diagnosi precoce può fare la differenza tra un problema risolvibile è una complicanza seria.

Come scegliere il professionista giusto per evitare problemi

La competenza di chi inserisce l’impianto è il singolo fattore che più influenza il risultato. Non tutti gli impianti sono uguali, e non tutti i professionisti hanno la stessa esperienza.

Cosa chiedere al tuo odontoiatra prima di un impianto:

Le red flags da non ignorare:

Come parodontologo con formazione avanzata in implantologia, il mio approccio è semplice: meglio un impianto in meno fatto bene, che uno in più destinato a fallire. La fretta è il peggior nemico dell’implantologia.

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Approfondimento

I problemi implantari spesso nascono da scelte di costo sbagliate o protocolli non adeguati. Per il quadro dei prezzi reali, vedi la guida al costo degli impianti dentali. Per i casi di estrazione + impianto + gengive, leggi impianto immediato e innesto.

Domande frequenti sugli impianti dentali e i loro problemi

Perimplantite e peri-implantite sono la stessa cosa?

Sì. Sono due grafie della stessa malattia: l'infiammazione dei tessuti intorno a un impianto dentale, che consuma l'osso di supporto. In italiano si trovano entrambe le forme. Non cambia nulla nella diagnosi né nella cura. Per una valutazione dal Dott. Galeazzi a Osimo (AN): WhatsApp 392 592 8061.

Quali sono i sintomi iniziali della perimplantite?

Sanguinamento della gengiva intorno all'impianto, gonfiore o rossore, a volte un cattivo sapore che torna. Il dolore non è tra i primi sintomi: arriva più tardi, quando l'osso è già intaccato. Per questo il sanguinamento va fatto guardare subito, non aspettato.

La vite di guarigione si è svitata: è un rigetto?

No. La vite di guarigione è il tappino avvitato sopra l'impianto durante la guarigione: se si allenta o cade, l'impianto sotto di solito è integro. Non è un'emergenza, ma va riavvitata presto, perché la gengiva tende a richiudersi. Chiama lo studio: 353 472 2085.

Che differenza c'è tra vite tappo e vite di guarigione?

La vite tappo è più bassa e si usa quando l'impianto resta coperto dalla gengiva per tutta la guarigione. La vite di guarigione sporge invece attraverso la gengiva e ne modella il bordo, preparando lo spazio per la corona definitiva. Nessuna delle due è il dente finale.

Un impianto dentale che si muove si può ancora salvare?

Dipende da cosa si muove. Se è la corona, spesso è solo una vite allentata e si risolve. Se è l'impianto stesso, l'osso intorno non lo tiene più e serve una valutazione rapida. Non si capisce a occhio: servono sondaggio e radiografia. Per prenotare dal Dott. Galeazzi a Osimo (AN): WhatsApp 392 592 8061.

La gengiva intorno all'impianto sanguina: è grave?

È il primo segnale e va guardato subito, perché arriva molto prima del dolore. Può essere una mucosite, reversibile, oppure una peri-implantite, che sta consumando l'osso. La differenza si misura, non si vede. Per una valutazione: WhatsApp 392 592 8061 o telefono 353 472 2085.

Qual è la differenza tra mucosite peri-implantare e peri-implantite?

Nella mucosite l'infiammazione riguarda solo la gengiva e l'osso è intatto: si tratta e torna indietro. Nella peri-implantite l'infiammazione ha già consumato osso attorno all'impianto, e l'osso perso non si ricostruisce da solo. Distinguerle richiede il sondaggio intorno all'impianto e una radiografia.

Ho gli impianti fatti in un altro studio: posso farmi seguire lo stesso?

Sì. Il Dott. Galeazzi segue anche pazienti con impianti posizionati in altri studi e valuta se sono recuperabili. Utile portare le radiografie precedenti, anche vecchie. Si parte dalla Visita delle Gengive, 50 €. Per prenotare: WhatsApp 392 592 8061, studio Bios Center, Osimo (AN).

Perché un impianto malato lo tratta un parodontologo?

Perché la peri-implantite è, in pratica, la parodontite dell'impianto: stessi batteri, stessi tessuti, stessi strumenti di misura. Chi cura ogni giorno le gengive riconosce prima il problema e sa quanto osso resta. È il senso della sequenza: prima le gengive, poi gli impianti.

Quanto dura un impianto dentale in media?

I dati scientifici mostrano un tasso di sopravvivenza superiore al 95% a 10 anni (Pjetursson et al., 2012).

Con un’igiene orale adeguata e controlli regolari, molti impianti durano 20-30 anni o anche tutta la vita. Il fattore determinante non è l’impianto in sé, ma come viene mantenuto: igiene domiciliare con spazzolino elettrico rotante-oscillante, scovolini interdentali e visite di controllo periodiche.

Come capisco se il mio impianto ha un problema?

I segnali principali sono: dolore persistente dopo le prime settimane, sanguinamento o gonfiore intorno all’impianto, sensazione di mobilità, cattivo sapore o odore dalla zona, e recessione della gengiva che espone il metallo.

Se noti anche uno solo di questi segnali, contatta il tuo odontoiatra senza aspettare il prossimo controllo programmato. La diagnosi precoce cambia radicalmente la prognosi.

L’impianto dentale può essere rigettato dal corpo?

No, in senso immunologico. Il titanio è un materiale biocompatibile che non provoca reazione di rigetto come avviene con gli organi trapiantati.

Quello che può accadere è una mancata osteointegrazione: l’osso non si lega all’impianto. Questo avviene nel 2-5% dei casi ed è legato a fattori come infezione, fumo, carico precoce o scarsa qualità ossea. È un problema tecnico, non immunologico.

Il fumo compromette davvero gli impianti dentali?

Sì, in modo significativo. Il fumo riduce la vascolarizzazione dell’osso, rallenta la guarigione e aumenta il rischio di infezioni.

I fumatori hanno un tasso di fallimento implantare da 2 a 3 volte superiore rispetto ai non fumatori. Non chiediamo necessariamente di smettere per sempre, ma è fondamentale sospendere almeno 2 settimane prima e 8 settimane dopo l’intervento. Approfondisco il tema nell’articolo su parodontite e fumo.

Si possono fare impianti se si ha la parodontite?

Sì, ma solo dopo aver trattato e stabilizzato la malattia. Inserire un impianto su gengive con parodontite attiva significa esporlo a un rischio di peri-implantite da 2 a 4 volte superiore.

Il protocollo corretto prevede: diagnosi parodontale completa, trattamento attivo con debridement, rivalutazione a 10 settimane, e solo dopo la stabilizzazione si pianifica l’impianto. Ho scritto una guida completa su parodontite e impianti. Consulta anche le domande frequenti sulla parodontite.

Vengo dalla provincia di Ancona — posso fare una valutazione nel vostro studio?

Certamente. Seguiamo pazienti da tutta la provincia di Ancona e dalle Marche: Loreto, Castelfidardo, Recanati, Jesi, Fabriano, Macerata. Il Bios Center si trova a Osimo, a 26 minuti da Ancona. Puoi scriverci su WhatsApp al 392 592 8061 per prenotare una prima valutazione implantare e parodontale.

Glossario dei termini

Per un elenco completo, consulta il glossario di parodontologia.

Come faccio a evitare problemi con i miei impianti?

Partendo da gengive sane e proseguendo con controlli regolari: la maggior parte delle complicanze nasce da infiammazione non trattata attorno agli impianti. Il primo passo è la Visita delle Gengive. Per prenotare dal Dott. Galeazzi, a Osimo (AN): WhatsApp 392 592 8061 (wa.me/393925928061).

Ho un impianto che mi preoccupa: a chi mi rivolgo?

A un dentista esperto in parodontologia: l'infiammazione attorno all'impianto si misura come quella dei denti, con sondaggio e radiografie. Il primo passo è la Visita delle Gengive. Per prenotare dal Dott. Galeazzi, a Osimo (AN): WhatsApp 392 592 8061 (wa.me/393925928061).

Osteointegrazione
Processo biologico attraverso cui l’osso si lega stabilmente alla superficie dell’impianto in titanio. Richiede in genere 3-6 mesi.
Peri-implantite
Infezione batterica dei tessuti intorno all’impianto con perdita ossea progressiva. È l’equivalente della parodontite per gli impianti.
Mucosite periimplantare
Infiammazione della gengiva intorno all’impianto senza perdita ossea. È lo stadio precedente alla peri-implantite e, se trattata, è reversibile.
TAC Cone Beam (CBCT)
Esame radiografico tridimensionale che permette di valutare con precisione il volume osseo, la posizione dei nervi è la qualità dell’osso prima dell’impianto.
Chirurgia guidata
Tecnica che utilizza mascherine realizzate su pianificazione 3D per posizionare l’impianto con la massima precisione.
Debridement
Rimozione professionale del biofilm batterico è del tartaro dalle superfici dentali e radicolari con approccio mini-invasivo.

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In sintesi

Prevenire è molto più semplice che curare

Gli impianti dentali sono una soluzione eccellente e duratura per sostituire i denti persi. Ma il successo a lungo termine dipende da tre fattori: una diagnosi accurata prima dell’intervento, un’esecuzione chirurgica precisa, è un mantenimento costante nel tempo.

Se stai valutando un impianto, se hai un impianto che ti preoccupa, o se vuoi semplicemente sapere se le tue gengive sono pronte: il primo passo è una valutazione completa.

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Dott. Nicolò Galeazzi — il dentista delle gengive · parodontologo, esperto in parodontologia e implantologia · Osimo (Ancona) · Master Universitario in Parodontologia · Bios Center, Osimo (AN)
Articolo aggiornato il 3 aprile 2026. Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico.
Disclaimer medico: questo articolo ha scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituisce in alcun modo una consulenza medica né un rapporto medico-paziente. Ogni caso clinico è unico e richiede una valutazione personalizzata. Per una diagnosi accurata è un piano di trattamento adeguato, rivolgiti al tuo odontoiatra di fiducia. Le informazioni riportate si basano sulla letteratura scientifica disponibile al momento della pubblicazione e possono essere soggette ad aggiornamenti.

Fonti scientifiche citate: Pjetursson BE, et al. “A systematic review of the survival and complication rates of implant-supported fixed dental prostheses” — Clinical Oral Implants Research, 2012. | Derks J, Tomasi C. “Peri-implant health and disease. A systematic review of current epidemiology” — Journal of Clinical Periodontology, 2015.

Guide complete (pillar)

→ Diagnostica parodontale: guida completa agli esami → Terapia parodontale: guida completa evidence-based (EFP S3) → Parodontite e salute sistemica: cuore, diabete, Alzheimer
Dott. Nicolò Galeazzi, dentista parodontologo a Osimo

Verificato dal Dott. Nicolò Galeazzi

Parodontologo · Master II Livello in Parodontologia, Policlinico Gemelli · Socio Ordinario SIdP · Albo degli Odontoiatri — Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Ancona, n. 702

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