Impianti dentali con parodontite: si possono fare, ma non subito e non su gengive infiammate. Inserire un impianto su una parodontite (la malattia che molti chiamano piorrea) non trattata espone la vite agli stessi batteri che hanno fatto perdere il dente, e la peri-implantite che ne deriva è più difficile da fermare. L'ordine è uno: prima le gengive, poi gli impianti. Vale anche per la parodontite grave. Risponde il Dott. Nicolò Galeazzi, dentista parodontologo, esperto in parodontologia e implantologia, a Osimo (Ancona).
"Ho la parodontite. Posso fare l'impianto lo stesso?"
È una delle domande più importanti che mi vengono fatte — e risponderla in modo onesto richiede più di un sì o un no.
La risposta corretta è: sì, ma non subito e non in qualsiasi condizione. L'impianto nel paziente parodontale è possibile, a patto che venga rispettata una sequenza precisa. Saltare un passaggio non risparmia tempo — aumenta il rischio di perdere l'impianto.
Perché la parodontite è un problema per gli impianti
L'impianto dentale è una vite in titanio che si integra con l'osso della mascella o della mandibola. Questo processo si chiama osteointegrazione e richiede un ambiente biologico sano: osso di buona qualità, gengive stabili, assenza di infiammazione attiva.
La parodontite è esattamente il contrario di questo: è un'infiammazione cronica di origine batterica che distrugge l'osso e infiamma i tessuti molli. I batteri responsabili della parodontite — in particolare alcuni ceppi di Porphyromonas gingivalis e Tannerella forsythia — sono gli stessi responsabili della peri-implantite, l'infiammazione intorno all'impianto.
Se inserisci un impianto in una bocca con parodontite non trattata, non stai solo ignorando un problema: stai creando le condizioni ideali perché quei batteri colonizzino anche l'impianto.
I pazienti con storia di parodontite hanno un rischio di perdita dell'impianto da 2 a 4 volte superiore rispetto ai pazienti con gengive sane — se la parodontite non viene trattata e mantenuta sotto controllo.
La peri-implantite: cos'è e perché è difficile da trattare
La peri-implantite è l'infiammazione, di origine batterica, dei tessuti e dell'osso intorno all'impianto. È l'equivalente della parodontite per i denti naturali — ma con una differenza importante: è più difficile da trattare.
Mentre il dente naturale ha un legamento parodontale che funge da ammortizzatore e da barriera biologica, l'impianto è ancorato direttamente all'osso. Quando l'infiammazione si installa, il danno osseo avanza più rapidamente e la risposta al trattamento è spesso meno prevedibile.
I segnali della peri-implantite:
- Sanguinamento intorno all'impianto al sondaggio
- Gonfiore o rossore della gengiva periimplantare
- Tasca profonda intorno all'impianto (>5 mm)
- Perdita ossea visibile alla radiografia
- In casi avanzati: mobilità dell'impianto
La prevenzione è incomparabilmente più semplice della cura. E la prevenzione inizia prima ancora di inserire l'impianto.
La sequenza corretta: prima le gengive, poi l'impianto
Nel nostro studio a Osimo seguiamo una sequenza non negoziabile per ogni paziente che vuole un impianto e ha o ha avuto parodontite:
Sondaggio di tutte le tasche, radiografie, valutazione dello stato infiammatorio attuale. Non si può pianificare un impianto senza sapere esattamente come stanno le gengive.
Rimozione accurata del biofilm batterico e del tartaro dalle tasche parodontali con strumenti manuali e ultrasonici, in anestesia locale. Secondo le linee guida EFP (2020), l'obiettivo è la decontaminazione del biofilm con approccio delicato — non il debridement aggressivo della radice, bensì un approccio mini-invasivo.
Questa fase può essere eseguita dal parodontologo o da un'igienista dentale con formazione avanzata, seguendo il piano di cura impostato. L'obiettivo è portare le tasche parodontali a valori stabili (≤4 mm) e il sanguinamento al sondaggio a valori minimi. Come spiega l'articolo sulla parodontite e il diabete, l'infiammazione cronica sistemica influenza anche la guarigione degli impianti.
Misuriamo di nuovo tutte le tasche e confrontiamo i numeri con la diagnosi. Solo se il quadro è stabilizzato si passa alla pianificazione dell'impianto. Se restano tasche, si programma una terapia non chirurgica mirata su quei punti, o la microchirurgia dove serve: l'impianto aspetta.
Con gengive sotto controllo, si pianifica l'impianto sulla TAC Cone Beam 3D. Come descrivo nell'articolo sugli impianti over 60, questa fase include anche la valutazione della qualità e quantità dell'osso disponibile.
Dopo la corona entri nella terapia di supporto parodontale, che tiene sotto controllo sia i denti naturali sia l'impianto. Sedute ogni 3–4 mesi nei primi anni, poi l'intervallo si personalizza. È quello che fa "manutenzione" all'impianto, e senza questa fase il rischio di peri-implantite risale.
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📱 Prenota visita su WhatsAppQuanto tempo passa dalla diagnosi all'impianto
È la domanda che mi fanno tutti, e nessuna pagina la risponde in una riga. Con la parodontite il calendario tipo è questo:
- Settimana 0 — Visita delle Gengive. Sondaggio e primo quadro. Se c'è parodontite, si programma la Mappa.
- Settimane 1-2 — Mappa delle Gengive. Misura di tutte le tasche, radiografie, diagnosi e preventivo voce per voce, impianto compreso.
- Settimane 2-6 — terapia causale non chirurgica. Pochi accessi, in anestesia locale, per quadranti.
- Dieci settimane dopo — rivalutazione. Si rimisura tutto. Se le gengive sono stabili, si pianifica l'impianto sulla TAC.
- Mesi 4-6 — impianto. Chirurgia guidata; il dente provvisorio subito o dopo la guarigione, a seconda delle condizioni (vedi sotto).
- Poi — terapia di supporto parodontale. Ogni 3-4 mesi nei primi anni.
Se alla rivalutazione restano tasche, si aggiunge una terapia non chirurgica mirata su quei punti, o la microchirurgia dove serve, e l'impianto slitta di qualche settimana. Se manca osso e serve una rigenerazione, si aggiungono 4-6 mesi. In tutti i casi vale la stessa cosa: i tempi li detta la stabilità delle gengive, non l'agenda.
Carico immediato con parodontite: quando si può e quando no
Il carico immediato è l'impianto con il dente provvisorio fissato nella stessa giornata, o entro pochi giorni. Per chi ha avuto la parodontite la domanda giusta non è "si può?" ma "a quali condizioni". Le condizioni sono quattro e le verifico tutte, nell'ordine.
- La parodontite è stabilizzata. Alla rivalutazione le tasche sono sotto controllo e il sanguinamento al sondaggio è minimo. Su una parodontite attiva il carico immediato non si fa: aumenta il rischio di perdere l'impianto.
- L'impianto ha una buona stabilità primaria al momento dell'inserimento. Dipende dalla qualità dell'osso che la malattia ha lasciato, e si misura in sala operatoria. Non si promette prima.
- Il sito non è infiammato in acuto. Un dente estratto per un ascesso parodontale va lasciato guarire prima.
- Il provvisorio non lavora troppo. Un dente singolo caricato subito va tenuto fuori dal contatto pieno con i denti opposti. Nelle riabilitazioni su più impianti il provvisorio distribuisce il carico, ed è il caso in cui il carico immediato è più prevedibile, dove indicato.
Quando manca anche una sola condizione, si fa il carico differito: l'impianto guarisce coperto per alcune settimane o mesi e la corona arriva dopo. Non è un fallimento, è la scelta che protegge la vite. Quello che non prometto è il dente in un giorno prima di aver visto le gengive.
Vuoi sapere se nel tuo caso il carico immediato è possibile?
Si decide con i numeri della Mappa delle Gengive in mano, non al telefono. Prenota la Visita delle Gengive dal Dott. Galeazzi, a Osimo (AN)
Prenota su WhatsApp — 392 592 8061Quanto osso serve per un impianto dopo la parodontite?
La parodontite distrugge osso. Questo è il problema principale quando si parla di impiantologia nel paziente parodontale: spesso nel sito dove si è perso il dente, l'osso è già ridotto.
Le soluzioni esistono:
- Rigenerazione ossea guidata (GBR): si ricostruisce il volume osseo con materiale sintetico o autologo prima di inserire l'impianto. Richiede 4–6 mesi di attesa.
- Impianti corti o stretti: in certi siti possono essere usati anche con volume ridotto.
- Elevazione del seno mascellare: per i settori posteriori del mascellare superiore con volume insufficiente.
Ti riconosci in questi sintomi?
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Prenota visita su WhatsAppImpianti e piorrea: quando hai già perso i denti
"Piorrea" è il vecchio nome della parodontite: indica la stessa malattia, di solito nelle sue forme più avanzate. Chi cerca "impianti e piorrea" o "parodontite grave e impianti" spesso ha già perso uno o più denti e teme che ormai sia troppo tardi per gli impianti. Quasi mai lo è.
Nella parodontite grave (stadio III–IV secondo la classificazione EFP/AAP 2018) la difficoltà non è l'impianto in sé, ma quello che la malattia ha lasciato intorno: meno osso, gengiva ritirata, denti vicini compromessi. Sono problemi che si affrontano, uno alla volta, nella sequenza corretta.
Chi ha perso molti denti per la piorrea chiede spesso la riabilitazione completa su 4-6 impianti, con i denti fissi provvisori nello stesso giorno. Si fa, e in questi casi il carico immediato è più prevedibile, perché il provvisorio distribuisce il carico su più impianti. Ma i batteri della piorrea non se ne vanno con i denti: senza terapia prima e terapia di supporto dopo, colonizzano gli impianti. E i denti che restano, se restano, seguono la stessa sequenza.
Impianto e gengiva ritirata: serve un innesto?
Quando la gengiva intorno all'impianto è troppo sottile o ritirata, l'impianto è più esposto all'infiammazione e, col tempo, alla peri-implantite. In questi casi può servire un innesto gengivale: un piccolo intervento che ricostruisce uno spessore di gengiva sana e protetta intorno all'impianto.
Non è sempre necessario. Si valuta caso per caso, sulla base dello spessore della gengiva e della posizione dell'impianto. L'obiettivo è uno solo: dare all'impianto le stesse condizioni di salute che proteggono un dente naturale.
Quanto costa la fase parodontale prima dell'impianto
È la voce che nessun listino online mostra, e che decide se l'impianto durerà. Nel mio studio è scritta voce per voce nel preventivo della Mappa, prima dell'impianto:
- Visita delle Gengive: 50 €.
- Mappa delle Gengive: 220 €, con diagnosi e preventivo completo.
- Terapia causale non chirurgica: orientativamente 800-1.800 € a seconda dei quadranti da trattare. È la sola terapia causale: le microchirurgie parodontali, se servono, vengono preventivate a parte dopo la rivalutazione.
- Terapia non chirurgica mirata sulle tasche residue, se serve: un costo per quadrante, molto inferiore alla prima fase, già indicato nel preventivo.
- Impianto singolo completo di moncone e corona: 1.500-2.800 €. Rigenerazione ossea 500-1.500 €, innesto gengivale 600-1.200 € per sito, solo dove servono.
Il conto va fatto sugli anni. Un impianto messo su gengive malate e perso dopo pochi anni costa il doppio: la vite, la corona e la terapia della peri-implantite. La fase parodontale è la parte del preventivo che protegge tutto il resto. Il dettaglio dei prezzi degli impianti è nella guida al costo dell'impianto dentale, quello della cura delle gengive in quanto costa curare la parodontite.
Chi non può fare l'impianto (almeno non ancora)
- Parodontite attiva non trattata — il requisito minimo è avere completato la fase attiva del trattamento
- Fumo intenso — riduce la vascolarizzazione e compromette l'osteointegrazione
- Diabete non compensato (HbA1c >8%) — la guarigione è compromessa; con diabete ben controllato l'impianto è fattibile
- Patologie del sistema immunitario in fase attiva
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Il primo passo è la Visita delle Gengive dal Dott. Galeazzi, a Osimo (AN)
Prenota su WhatsApp — 392 592 8061Domande frequenti
Approfondisci
→ Denti fissi dopo la parodontite: un dente, più denti o tutti, con tempi e costi → Impianti con poco osso: quando e come si ricostruisce → Denti fissi su 4-6 impianti dopo la piorrea → Visita delle Gengive o Mappa delle Gengive: quale prenotareL'infiammazione della parodontite influenza anche la guarigione degli impianti nei pazienti diabetici.
Qualità ossea, osteoporosi e altre considerazioni per l'implantologia nel paziente adulto.
Hai deciso di procedere? Scopri cosa determina il costo e come valutare un preventivo correttamente.
Prima le gengive, poi gli impianti: ecco come scegliere chi cura davvero la parodontite.
In sintesi
- Un impianto su gengive malate rischia molto di più: la probabilità di perderlo è da 2 a 4 volte superiore
- Prima si stabilizzano le gengive con la terapia causale, poi si inserisce l'impianto: la sequenza non si negozia
- La terapia di supporto parodontale, ogni 3-4 mesi nei primi anni, protegge sia i denti naturali sia gli impianti nel tempo
Scopri anche quanto costa un impianto dentale nella guida ai costi dell'impianto dentale, oppure approfondisci la malattia parodontale nella guida completa alla parodontite.